Nicolò Elia approda all’AZ Picerno
talento, mentalità e un nuovo passo verso il calcio professionistico


Nicolò Elia approda all’AZ Picerno: talento, mentalità e un nuovo passo verso il calcio professionistico
Ci sono passaggi che, nel percorso di un giovane calciatore, non rappresentano soltanto un trasferimento da una società all’altra. Sono momenti nei quali il lavoro svolto negli anni trova una prima forma di riconoscimento e, allo stesso tempo, apre una fase ancora più impegnativa.
L’approdo di Nicolò Giuseppe Elia, conosciuto da tutti come Nick, alla formazione Primavera dell’AZ Picerno per la stagione 2026/2027 appartiene a questa categoria. Nicolò è un ragazzo classe 2009 che ha già attraversato esperienze formative differenti, imparando progressivamente a confrontarsi con ambienti, richieste e livelli competitivi sempre più elevati.
Per me questa notizia assume un significato particolare, perché ho avuto l’opportunità di lavorare con Nicolò, di conoscerne non soltanto le qualità calcistiche, ma anche il carattere, il modo di reagire alle difficoltà, la disponibilità al confronto e quella fame di crescita che distingue chi considera il talento un punto di partenza e non una garanzia.
Un percorso costruito attraverso esperienze differenti
Nicolò nasce calcisticamente nel territorio calabrese e compie un percorso caratterizzato da esperienze nel calcio a undici e nel calcio a cinque. Muove i primi passi nel Centro Giovanile Padre Valerio Rempicci di Condofuri, per poi confrontarsi con realtà più strutturate come la Segato.
L’attività svolta anche nel futsal ha contribuito alla sua formazione tecnica, abituandolo alla rapidità delle decisioni, alla gestione della palla in spazi ridotti, alla ricerca immediata delle soluzioni e a una partecipazione continua alle diverse fasi di gioco.
Nel suo percorso emergono risultati significativi: la partecipazione al Torneo delle Regioni, anche sotto età, la vittoria del titolo regionale Under 15 con la Segato, il raggiungimento dei quarti nazionali e la fascia di capitano della rappresentativa calabrese Under 15. Durante il Torneo delle Regioni 2024 ha inoltre raggiunto il terzo posto nella graduatoria nazionale dei marcatori.
Questi risultati raccontano certamente le sue capacità tecniche, ma indicano anche qualcos’altro. Essere scelto come capitano, confrontarsi con ragazzi più grandi e assumersi responsabilità in competizioni di livello nazionale richiede personalità, presenza e disponibilità a rappresentare il gruppo.
Successivamente Nicolò approda nel settore giovanile del Catanzaro, affrontando i campionati nazionali Under 16 e Under 17 di Serie A e B. Nella stagione appena conclusa è stato impiegato con la formazione Under 17 del club giallorosso, prevalentemente nel ruolo di terzino sinistro.
L’esperienza al Catanzaro gli ha permesso di conoscere una dimensione differente: allenamenti più selettivi, maggiore intensità, concorrenza interna, trasferte nazionali e la necessità di mantenere standard elevati durante tutta la stagione.
Oggi arriva un nuovo passaggio: la Primavera dell’AZ Picerno, società professionistica stabilmente inserita nel campionato di Serie C e dotata di una propria formazione Under 19.
Le qualità che ho conosciuto lavorando con lui
Quando si parla di un giovane calciatore, il rischio è concentrarsi esclusivamente sulle caratteristiche tecniche o fisiche. Queste componenti sono fondamentali, ma con l’aumento del livello diventano insufficienti quando non sono sostenute da una struttura mentale adeguata.
Nel periodo in cui ho lavorato con Nicolò ho conosciuto un ragazzo dotato di forza, qualità tecniche e importanti margini di crescita. Ciò che mi ha colpito maggiormente, tuttavia, è stata la sua capacità di ascoltare.
Ascoltare non significa limitarsi a ricevere indicazioni. Significa accettare di mettersi in discussione, osservare i propri comportamenti, riconoscere ciò che deve essere migliorato e trasformare il feedback in lavoro concreto.
Nicolò possiede una caratteristica indispensabile per chi vuole provare ad avvicinarsi al professionismo: la fame. Non una fame fatta di dichiarazioni o di aspettative, ma il desiderio di confrontarsi, migliorare e dimostrare quotidianamente di poter sostenere livelli sempre più impegnativi.
Il talento può aprire una porta. La disponibilità al lavoro, la disciplina e la capacità di reagire alle difficoltà determinano quanto a lungo quella porta rimarrà aperta.
Il lavoro mentale nella crescita di un giovane calciatore
Lavorare sulla componente mentale di un giovane atleta non significa riempirlo di frasi motivazionali e nemmeno promettergli che raggiungerà necessariamente il professionismo.
Significa aiutarlo a costruire gli strumenti necessari per affrontare un percorso complesso.
Con Nicolò il lavoro è stato orientato alla crescita della consapevolezza, alla gestione delle responsabilità, alla lettura dell’errore e alla capacità di restare concentrato sul processo, senza lasciarsi condizionare eccessivamente dal singolo risultato, dalla convocazione, dalla panchina o dal giudizio esterno.
Un giovane calciatore deve imparare che l’errore non può essere eliminato dal gioco. Può però essere riconosciuto, analizzato e trasformato in un’informazione utile.
Deve comprendere che una prestazione negativa non definisce il suo valore, ma allo stesso tempo non può essere ignorata o giustificata. Occorre assumersi la responsabilità di ciò che è migliorabile, senza perdere fiducia nelle proprie risorse.
Il lavoro mentale serve anche a preparare l’atleta ai cambiamenti. Ogni nuova società possiede metodi, allenatori, compagni, gerarchie e aspettative differenti. Inserirsi in un ambiente nuovo richiede capacità di osservazione, adattamento e rispetto, senza rinunciare alla propria personalità.
È in questi passaggi che la componente mentale diventa parte integrante della prestazione.
Non interviene soltanto quando un ragazzo attraversa una crisi, ma accompagna la sua crescita quotidiana: nel modo in cui si allena, comunica, accetta una correzione, affronta la concorrenza, reagisce a un’esclusione e si prepara a cogliere un’opportunità.
Un risultato che appartiene prima di tutto a Nicolò
L’approdo al Picerno appartiene prima di tutto a Nicolò, al suo impegno e alla sua volontà di continuare a crescere.
Appartiene alla famiglia, che lo ha accompagnato sostenendo sacrifici, spostamenti e momenti di incertezza. Appartiene agli allenatori, alle società e alle persone che, nelle diverse fasi, hanno contribuito alla sua formazione.
Chi lavora accanto a un giovane atleta deve avere la correttezza di non appropriarsi dei suoi risultati. Il compito di un professionista è offrire strumenti, osservazioni, metodo e sostegno, aiutando il ragazzo a utilizzare meglio le risorse che possiede.
Il merito di scendere in campo, allenarsi, affrontare la fatica e sostenere la pressione resta dell’atleta.
Per questa ragione considero il percorso di Nicolò non come una medaglia personale, ma come la conferma del valore che può avere un lavoro integrato sulla persona e sul calciatore.
Quando tecnica, preparazione fisica, competenze tattiche e crescita mentale procedono nella stessa direzione, il ragazzo aumenta la propria capacità di affrontare le richieste del calcio moderno.
Il Picerno non rappresenta un punto di arrivo
Entrare nella Primavera di una società professionistica è un passaggio significativo, ma sarebbe un errore considerarlo un punto di arrivo.
Da questo momento aumenteranno le responsabilità, la qualità della competizione e la necessità di dimostrare continuità. Nicolò dovrà inserirsi in un nuovo gruppo, comprendere rapidamente le richieste dello staff e conquistare quotidianamente spazio e fiducia.
Dovrà continuare a migliorare sul piano tecnico, tattico, fisico e mentale.
Il calcio giovanile è pieno di ragazzi dotati di talento. La differenza viene costruita nel tempo dalla capacità di mantenere motivazione e disciplina anche quando l’entusiasmo iniziale diminuisce, quando arrivano le prime difficoltà o quando il percorso non procede con la velocità desiderata.
A Nicolò serviranno pazienza, ambizione e concretezza.
Dovrà mantenere quella disponibilità all’ascolto che ho conosciuto, senza perdere la fame che lo ha accompagnato fino a questo momento. Dovrà imparare a vivere ogni allenamento non come una semplice seduta, ma come un’occasione per dimostrare affidabilità e avvicinarsi ulteriormente alle richieste del calcio dei grandi.
Una testimonianza concreta del valore della preparazione mentale
La storia di Nicolò mostra anche perché le società e i settori giovanili dovrebbero prestare maggiore attenzione allo sviluppo mentale e comportamentale degli atleti.
Preparare un giovane al professionismo non significa soltanto migliorare il piede debole, la resistenza, la forza o la comprensione tattica. Significa formare una persona capace di gestire aspettative, competizione, errori, cambiamenti, responsabilità e rapporti all’interno di un gruppo.
Il mio lavoro con gli atleti nasce da questa visione.
Non sostituisce l’allenatore e non invade le competenze dello staff tecnico. Si integra nel percorso, osservando aspetti che spesso non vengono rilevati attraverso i soli dati atletici o tecnici: la reazione dopo un errore, il linguaggio del corpo, l’atteggiamento durante una difficoltà, la qualità dell’ascolto, la gestione dell’attesa e la capacità di mantenere lucidità sotto pressione.
Il compito è aiutare il calciatore a conoscersi meglio e a diventare più responsabile della propria prestazione.
Nel caso di Nicolò ho visto un ragazzo capace di accogliere questo tipo di lavoro e di utilizzarlo nel proprio processo di crescita. Il suo passaggio al Picerno non dimostra che il percorso sia concluso, ma conferma che esistono basi importanti sulle quali continuare a costruire.
Adesso inizia una nuova sfida
A Nicolò rivolgo il mio più sincero augurio per questa nuova esperienza.
Sono felice e orgoglioso di aver condiviso con lui una parte del cammino, di averne osservato la crescita e di aver conosciuto il ragazzo che esiste oltre il calciatore.
Adesso dovrà essere capace di entrare nel nuovo ambiente con rispetto, umiltà e determinazione. Non dovrà accontentarsi di essere arrivato al Picerno, ma lavorare per dimostrare di poter restare, crescere e avvicinarsi gradualmente al calcio professionistico.
Continua a lavorare, Nicolò.
Proteggi la tua fame, ascolta chi può aiutarti e non avere paura di riconoscere ciò che devi ancora migliorare. I passaggi importanti non premiano soltanto ciò che hai fatto: ti chiedono di dimostrare ciò che sei pronto a fare da questo momento in avanti.
Questo approdo è una tappa meritata.
Ora comincia la parte più difficile, ma anche quella più stimolante: trasformare l’opportunità ricevuta in crescita, continuità e valore.
Filippo Vadalà
Mental Coach certificato – Esperto in Performance, Leadership e Supporto comportamentale alla prestazione sportiva
